Controversie tra utenti e società telefoniche: conseguenze del mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione

La Suprema corte a Sezioni Unite, con sentenza 28 aprile 2020, n. 8241, afferma che la mancanza del previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, richiesto per poter dare inizio a una controversia in materia di telecomunicazioni, determina l’improcedibilità della domanda e non la sua improponibilità. Il giudice, pertanto, senza emettere una pronuncia in rito, deve sospendere il giudizio e stabilire un termine per consentire alle parti di dar luogo al tentativo di conciliazione, per poi proseguire il giudizio dinanzi a sé.

L’art. 1, comma 11, della L. 31 luglio 1997, n. 249 prevede, infatti, che, per le controversie tra utenti o gruppi di utenti ed un soggetto autorizzato o destinatario di licenze, non può proporsi ricorso in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione, da ultimare entro trenta giorni dalla presentazione delle relativa istanza all’Autorità.

Come ricordato, la disposizione richiamata ha introdotto l’obbligo di conciliazione nelle cause in materia di telecomunicazioni senza, tuttavia, disciplinarlo in maniera analitica, ma delegando questa attività all’Authority.

Il testo integrale della nota è pubblicato su Euroconference LEGAL, 6 luglio 2020.

Autore: Francesco Tedioli

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