Conflitto reale negativo di giurisdizione, parziale diversità di parti e di petitum formale

La Corte di cassazione, con sentenza 24 gennaio 2019, n. 2083, ha statuito che la denuncia del conflitto reale – positivo o negativo – di giurisdizione, a norma dell’art. 362 c.p.c. è ammissibile anche nel caso in cui fra i giudizi, svolti dinanzi a due diversi ordini giurisdizionali, vi sia una parziale diversità di parti e di “petitum” formale, allorché la prima non incida sulla sostanziale identità soggettiva e la seconda sia comunque posta in relazione alla medesima “causa petendi”.

L’art. 93 c.p.c., difatti, attiene ai rapporti tra la parte e il suo difensore, onde il rispetto, o meno, di detta disposizione normativa non incide in alcun modo sulla posizione giuridica dell’altra parte che, rimasta soccombente, venga condannata a pagare le spese del giudizio, atteso che la sua situazione processuale non può ritenersi aggravata perché il pagamento è stato disposto direttamente nei confronti del difensore e non della parte personalmente.

La Corte ha precisato che, ove la tutela giurisdizionale sia chiesta per fasi progressive, la decisione di merito emessa nel giudizio primario vale anche a fissare la giurisdizione del giudice che tale decisione ha emesso anche per i giudizi direttamente dipendenti.

Ne consegue che, dopo che sia stata pronunciata condanna generica al risarcimento del danno, non rileva l’entrata in vigore di uno ius superveniens, determinante un nuovo criterio di riparto.

Il testo integrale della nota è pubblicato su Euroconference LEGAL, 2 aprile 2019.

Autore: Francesco Tedioli

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