Riscatto agrario: il titolo legittimo di coltivazione da parte del proprietario confinante

Cassazione Civile, sez. III, Ord. 11-10-2023, n 28374
Ai fini dell’esercizio della prelazione agraria ex art. 7 l. n. 817 del 1971 è necessario non solo che il proprietario del fondo confinante rivesta la qualifica di coltivatore diretto, ma anche che coltivi concretamente il fondo adiacente a quello in vendita, giacché l’intento del legislatore è l’ampliamento dell’impresa coltivatrice diretta finitima e non l’acquisto della proprietà da parte di qualsiasi coltivatore diretto; in punto di prova, peraltro, la qualità di agricoltore non può desumersi dal fascicolo aziendale, atteso che le informazioni in esso contenute hanno finalità amministrativa e fiscale e non valgono a dimostrare la coltivazione effettiva del fondo.

Trib. Reggio-Emilia, Sez. spec. agr. 8-03-2022, n. 307
Ai fini del riconoscimento del diritto di prelazione agraria e del requisito soggettivo in capo al proprietario confinante, la norma di cui all’art. 7 della legge n. 817 del 1971 richiede la coincidenza tra la titolarità del fondo e l’esercizio della coltivazione diretta. È necessario pertanto che, ai fini del requisito del biennio, la coltivazione del fondo venga esercitata dal proprietario in forma diretta e non attraverso la società di persone affittuaria del fondo, ancorché questi ne sia socio e comproprietario.

Cassazione Civile, sez. VI -2 Ord., 04-08-2021, n. 22226
Nel caso di esercizio del diritto della prelazione da parte del proprietario confinante, con riferimento alla coltivazione diretta del fondo, non è richiesta una disponibilità del bene “qualificata”, ma è sufficiente che il possesso e la coltivazione del fondo non siano contra ius. La coltivazione diretta del fondo è svolta in base ad un titolo legittimo, quando l’usufruttuario ha consentito al nudo proprietario la coltivazione e quest’ultimo la esercita non invito domino; non è quindi necessario uno specifico contratto di comodato o affitto.

Cassazione Civile, Sez. II, 14-07-2021, n. 20070
Ai fini dell’esercizio della prelazione agraria, è necessario non solo che l’interessato rivesta la qualifica di coltivatore diretto, ma anche che coltivi direttamente il fondo adiacente a quello posto in vendita o quello condotto in fitto, non essendo sufficiente che eserciti altrove l’attività di agricoltore, in quanto l’intento perseguito dal legislatore è l’ampliamento dell’impresa coltivatrice e non l’acquisto della proprietà della terra da parte di qualsiasi coltivatore diretto. La qualità di agricoltore, nel senso anzidetto, non può desumersi da elementi formali, quali gli elenchi redatti dal Servizio contributi agricoli unificati (SCAU), poiché detta certificazione, rilasciata a fini essenzialmente assistenziali, è idonea soltanto a fornire elementi indiziari.