Lodo arbitrale: la questione sul dies a quo da cui decorre il “termine lungo” per l’impugnazione

Arbitrato


Con sentenza 24 settembre 2020, n. 20104, la Corte di Cassazione affronta la questione concernente il giorno da cui decorre il cosiddetto “termine lungo” per impugnare il lodo arbitrale.

Il tema è suscettibile di una pluralità di soluzioni e configura una questione di massima di particolare importanza, meritevole di sottoposizione alle Sezioni Unite, ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c.

La Prima sezione ritiene percorribile la linea ermeneutica che esclude il decorrere del termine prima della comunicazione.

Tale tesi trova fondamento in una recente pronuncia della Consulta (Corte Cost., 22 gennaio 2015, n. 3), che ha riconosciuto, ai fini del decorso dei termini, rilievo preminente al momento della pubblicazione della sentenza da parte del cancelliere, rispetto al deposito operato dal magistrato. Il ritardo, imputabile unicamente all’amministrazione, infatti, non può riflettersi negativamente sul diritto all’impugnazione.

Questa interpretazione, che vale per le sentenze civili, potrebbe essere applicata anche al diverso caso del lodo. Va, infatti, ricordato che le parti del procedimento arbitrale, per quanto solerti e diligenti, non hanno la possibilità di verificare periodicamente il deposito della decisione, mediante il controllo dei registri di cancelleria.

Autore: Francesco Tedioli

Il testo integrale della nota è pubblicato su Euroconference LEGAL, 24 novembre 2020.

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