Se la sentenza che accoglie una domanda di revocatoria fallimentare sia provvisoriamente esecutiva

Revocatoria fallimentare


L’Autore affronta la questione se la sentenza che accoglie una domanda di revocatoria fallimentare sia provvisoriamente esecutiva. Dato atto di come, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale di legittimità, la sentenza di accoglimento della domanda di revocatoria fallimentare abbia natura costitutiva con contenuto anche di condanna, si evidenzia come, secondo il più recente orientamento del Supremo Collegio, il quesito trovi una soluzione negativa.

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Secondo L’Autore, l’interpretazione restrittiva sembra influenzata da una certa confusione concettuale tra la retroattività degli effetti che conseguono alla sentenza e la sua anticipata esecutorietà. Trattandosi di una scelta di politica legislativa, la natura costitutiva della revocatoria fallimentare non dovrebbe ostacolare l’immediata esecutività dei suoi capi condannatori , come pacificamente ammesso per quelli patrimoniali in sede di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La sentenza resa ex art. 67 l.f. è profondamente diversa rispetto a quelle di cui agli artt. 2932, 1051, 1052 c.c., che necessitano del giudicato prima di poter essere eseguite per non portare a conseguenze spesso irreparabili. Se il titolo esecutivo dovesse essere travolto nei successivi gradi di giudizio, le risorse, affluite in accoglimento della revocatoria, sarebbero con certezza restituite. Infatti, la loro disponibilità, in pendenza del gravame, è meramente virtuale, non potendo essere distribuite ai creditori. Senza contare, poi, che il giudice superiore, qualora ne ricorrano i presupposti, può sospendere l’esecutività della sentenza, ex art. 283 c.p.c.

Né pare condivisibile la posizione di quella dottrina che nega l’esecuzione provvisoria ravvisando, nella sentenza che ripristina la garanzia patrimoniale ex art. 2740 c.c., un mero ordine di restituzione e non una condanna: in questo caso, l’equivoco deriva dal far coincidere la nozione di esecutorietà con l’idoneità a fondare l’esecuzione forzata, e non con il più ampio concetto di anticipazione degli effetti della sentenza.

D’altra parte, l’automatico adeguamento della realtà materiale al decisum si verifica solo in presenza di sentenze costitutive pure, mentre per conseguire gli effetti recuperatori derivanti dall’accoglimento dell’azione revocatoria, in difetto di adempimento spontaneo, il fallimento dovrà comunque ricorrere ad un’ulteriore attività (esecutiva, anche forzata).

  • art. 67 l. fall.
  • art. 282 c.p.c.

Il testo integrale della questione è pubblicato su Studium Iuris, 2005, fasc. 1, pagg. 87-89.

Autore: Francesco Tedioli

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