Nullità insanabile della sentenza pronunciata da un organo collegiale e sottoscritta da un magistrato che non componeva il collegio giudicante

La Corte di Cassazione, con sentenza 9 marzo 2021, n. 6494, ha stabilito che la sottoscrizione di una sentenza emessa da un organo collegiale ad opera di un magistrato che non componeva il collegio giudicante, in luogo del magistrato (nella specie, il presidente) che ne faceva parte e che avrebbe dovuto sottoscriverla, integra l’ipotesi della mancanza della sottoscrizione della sentenza da parte del giudice, disciplinata dagli artt. 132 e 161, comma 2, c.p.c.

Il difetto di detta sottoscrizione, se rilevato, anche d’ufficio, nel giudizio di cassazione, comporta la dichiarazione di nullità della sentenza ed il rinvio della causa, ai sensi degli artt. 354, comma 1, 360, comma 1, n. 4, e 383, comma 4, c.p.c. , al medesimo giudice che ha emesso la sentenza carente di sottoscrizione, il quale viene investito del potere dovere di riesaminare il merito della causa stessa e non può limitarsi alla mera rinnovazione della sentenza.

La sottoscrizione della sentenza da parte del giudice e, nel caso di giudice collegiale, del presidente e dell’estensore, costituisce un requisito essenziale del provvedimento, la cui mancanza ne determina la nullità assoluta ed insanabile.
Più precisamente, si tratta di inesistenza, proprio perché, ai sensi del comma 2 dell’art. 161 c.p.c., non opera la regola della conversione delle cause di nullità in motivi di impugnazione e l’accertamento del vizio è ammissibile in ogni sede.

Il problema, quindi, non involge esclusivamente la composizione del collegio, come accade quando il collegio che ha assistito alla discussione finale è diverso da quello che ha pronunciato il dispositivo all’esito della camera di consiglio. Quest’ultima violazione comporta la nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 158 c.p.c. e la sua insanabilità è limitata solo entro il grado di giudizio nel quale le nullità si è verificata; deve essere fatta valere con i mezzi di impugnazione che impediscono la sanatoria del vizio conseguente al passaggio in giudicato della sentenza.

Alla sottoscrizione di un soggetto diverso rispetto a quello che ha partecipato alla discussione e ha pronunciato il dispositivo, consegue la sanzione più grave: la medesima che colpisce la sentenza priva di sottoscrizione del giudice: una nullità assoluta e insanabile, equiparabile all’inesistenza, per difetto di un elemento costitutivo. Come detto, al vizio non si può ovviare con il procedimento di correzione degli errori materiali, né con la rinnovazione della pubblicazione da parte dello stesso organo il quale, emessa la pronuncia, ha ormai esaurito la sua funzione giurisdizionale.

La nullità va accertata e dichiarata in sede d’impugnazione, con conseguente rimessione della causa al medesimo organo che ha adottato la decisione viziata. Si tratta di rinvio improprio, restitutorio: siccome il giudizio è stato definito con una sentenza radicalmente nulla, è come se non fosse mai avvenuto, e, pertanto, lo stesso non va “sostituito” con un altro da svolgersi avanti a diverso giudice dello stesso grado, ma va “rinnovato”‘ dallo stesso giudice funzionalmente competente a giudicare.

Il testo integrale della nota è pubblicato su Euroconference LEGAL, 25 maggio 2021.

Autore: Francesco Tedioli

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