Le migliorie apportate al fondo rustico

L’art. 17 della Legge n. 203/1982, disciplinante l’affitto dei fondi rustici, prevede la possibilità che in vigenza di contratto vengano apportate migliorie, che devono essere definitive, al fondo oggetto di locazione, con l’obiettivo di aumentarne la produttività. Nel caso in cui le opere vengano eseguite da parte dell’affittuario, allo stesso viene riconosciuta un’indennità, a titolo di ristorno delle spese sostenute.


GIURISPRUDENZA

Cass. civ. Sez. III Ord., 02-12-2022, n. 35475
In tema di contratti agrari, l’affittuario che abbia eseguito sul fondo del locatore opere non conformi alla normativa edilizia ha diritto all’indennizzo per i miglioramenti, in base agli artt. 16 e 17 della l. n. 203 del 1982, purché alleghi e dimostri che le opere irregolari siano sanabili e che sia stata attivata tempestivamente la pratica per il conseguimento della sanatoria da parte delle autorità preposte.

Cass. civ. Sez. VI – 3 Ord., 25-03-2022, n. 9781
La controversia relativa all’indennità per i miglioramenti apportati ad un fondo agricolo, oggetto di contratto di affitto di azienda agricola, rientra nella competenza esclusiva delle sezioni specializzate agrarie, essendo attribuite a detto giudice tutte le controversie in materia di contratti agrari, sia sotto il profilo della genesi del rapporto che del suo funzionamento o della sua cessazione, anche ove la decisione venga assunta sulla base delle norme generali del codice civile; è irrilevante, pertanto, che la domanda sia proposta ai sensi dell’art. 2041 c.c. piuttosto che dell’art. 17 della l. n. 203 del 1982, stante la natura indennitaria, e non risarcitoria, della pretesa azionata, che configura una ipotesi di responsabilità da atto lecito connessa con attività realizzate nell’esecuzione del contratto.

Corte d’Appello Catanzaro Sez. agraria, 18-03-2021
Ove rimanga accertata la qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale dell’affittuario, a quest’ultimo non compete la detrazione dei finanziamenti erogati al fine della determinazione della misura dei miglioramenti, sul presupposto che la norma in discussione prevede che il suo computo è propriamente correlato alla configurazione di tale qualifica in capo alla parte affittuaria. Tanto viene spiegato dalla Corte territoriale sulla base di un‘impostazione interpretativa, oltre che letterale, anche finalistica della controversa norma, siccome indirizzata, nel suo complesso, a favorire proprio chi esercita l’attività di impresa agricola a titolo principale.

Cass. civ. Sez. III Ord., 21-11-2019, n. 30332
In materia di contratti agrari, il diritto all’indennità riconosciuto all’affittuario, ai sensi dell’art. 17 della l. n. 203 del 1982, presuppone il preventivo consenso del concedente (o, in difetto, l’autorizzazione dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura), il quale deve sostanziarsi in una manifestazione di volontà autorizzativa che specifichi la natura, le caratteristiche e le finalità degli interventi migliorativi, non essendo sufficiente un’autorizzazione meramente generica per tipi e/o categorie di opere. Il consenso del concedente all’esecuzione dei miglioramenti, che può essere anche tacito, deve in ogni caso precedere e non seguire l’esecuzione delle opere, non potendo un assenso successivo far venir meno “ex tunc” l’illiceità della condotta del concessionario o del mezzadro, dovuta al difetto della condizione legittimante, ma, eventualmente, solo precludere conseguenze pregiudizievoli al coltivatore, come la risoluzione per inadempimento.

Cass. civ. Sez. III Ord., 31-10-2019, n. 28008
L’indennità spettante all’affittuario per i miglioramenti apportati al fondo, ai sensi dell’art. 17, comma 2, l. n. 203 del 1982, si determina con riferimento al momento della cessazione del contratto che si identifica con la data in cui il rapporto è dismesso alla scadenza contrattuale o legale, o con quella di anticipata risoluzione, con correlativo rilascio del terreno. Qualora il rapporto non venga dismesso alla scadenza (o all’atto della sua anticipata risoluzione), risultando la stessa controversa, il momento della cessazione del rapporto va individuato nella data fissata dalla sentenza di condanna al rilascio del fondo (che coincide, “ex lege“, con l’annata agraria in cui la sentenza è pronunciata), posto che da tale momento il proprietario concedente può ottenere coattivamente il rilascio del fondo ed il conduttore può far valere il diritto agli eventuali miglioramenti apportati.

Cass. civ. Sez. III Ord., 13-02-2018, n. 3408
E’ valida la clausola, inserita in un contratto di affitto di fondo rustico, di rinunzia preventiva all’indennità per i miglioramenti fondiari di cui all’art. 17 della l. n. 203 del 1982, purché essa sia stata stipulata con l’assistenza delle organizzazioni professionali, ai sensi dell’art. 45 della suddetta legge. In mancanza di tale presupposto, la rinunzia preventiva è nulla, poiché essa è diretta a regolamentare un diritto dell’affittuario in maniera diversa da quella prevista dal citato art. 17 della l. n. 203 del 1982.

In tema di contratti agrari, l’affittuario che abbia eseguito, sul fondo del locatore, opere non conformi alle norme edilizie e insuscettibili di sanatoria, non ha diritto ad alcun indennizzo ai sensi della L. 3 maggio 1982, n. 203, artt. 16 e 17, la cui attribuzione sarebbe in contrasto con la funzione dell’amministrazione della giustizia, in quanto l’agente verrebbe a conseguire indirettamente, ma pur sempre in via giudiziaria, un vantaggio da attività illecita, che, in via diretta, è precluso dagli artt. 1346 e 1418 c.c., tanto più che le opere – proprio perché non sanabili – non sono idonee a determinare un effettivo aumento di valore del fondo.

In tema di contratti agrari, l’affittuario che abbia eseguito sul fondo del locatore opere non conformi alla normativa edilizia ha diritto all’indennizzo per i miglioramenti, in base agli artt. 16 e 17 della l. n. 203 del 1982, a condizione che la irregolarità urbanistica sia sanabile e che, quindi, l’incremento di valore del fondo si possa realizzare, con la sanatoria, come nel caso di manufatto conforme alle autorizzazioni.

Cass. civ. Sez. III Sent., 17-06-2016, n. 12518
In tema di rapporti agrari, la scelta del locatore di non giovarsi della facoltà di chiedere la risoluzione in forza di una clausola risolutiva espressa che preveda, tra le cause della risoluzione di diritto, la violazione dell’obbligo di non eseguire opere non autorizzate, non comporta anche la rinuncia ad avvalersi dell’ulteriore clausola contrattuale che riconosca, al locatore medesimo, la facoltà di decidere, al termine dell’affitto, tra l’acquisizione gratuita dei miglioramenti eseguiti dal conduttore ovvero la riduzione in pristino, totale o parziale.

Tribunale Torre Annunziata Sez. agraria Sent., 07-11-2012
La determinazione dell’ indennità, per i miglioramenti eseguiti dall’affittuario, non può avvenire prima della cessazione del rapporto, dovendosi procedere alla valutazione dell’incremento di valore che deriva al fondo per effetto delle migliorie al momento della sua restituzione al proprietario.

Cass. civ. Sez. III Sent., 31-05-2012, n. 8729
È valida la clausola, inserita in un contratto di affitto di fondo rustico, di rinunzia preventiva all’indennità per i miglioramenti fondiari di cui all’art. 17 della legge 3 maggio 1982, n. 203, purché essa sia stata stipulata con l’assistenza delle organizzazioni professionali, ai sensi dell’art. 45 della suddetta legge. In mancanza di tale presupposto, la rinunzia preventiva è nulla, poiché essa è diretta a regolamentare un diritto dell’affittuario in maniera diversa da quella stabilito dal citato art. 17 della legge n. 203 del 1982.

Cass. civ. Sez. III Sent., 28-09-2011, n. 19789
In materia di contratti agrari, il diritto all’indennità riconosciuto all’affittuario, ai sensi dell’art. 17 della legge 3 maggio 1982, n. 203, presuppone il preventivo consenso del concedente (o, in difetto, l’autorizzazione dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura), il quale deve sostanziarsi in una manifestazione di volontà autorizzativa che specifichi la natura, le caratteristiche e le finalità degli interventi migliorativi, non essendo sufficiente un’autorizzazione meramente generica per tipi e/o categorie di opere. Il consenso del concedente alla esecuzione dei miglioramenti, che può essere anche tacito, deve in ogni caso precedere e non seguire l’esecuzione delle opere, non potendo un assenso successivo far venir meno “ex tunc” l’illiceità della condotta del concessionario o del mezzadro, dovuta al difetto della condizione legittimante, ma, eventualmente, solo precludere conseguenze pregiudizievoli al coltivatore, come la risoluzione per inadempimento. (In applicazione dei richiamati princìpi, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la sussistenza del preventivo assenso del concedente alla realizzazione dei miglioramenti rivendicati dal conduttore, in presenza di una scrittura che prevedeva unicamente l’obbligo per il conduttore stesso di mettere a coltura il fondo a sue cure e spese con non meglio precisate piantagioni di essenze fruttifere, ed aveva altresì negato rilievo ad altra scrittura, in quanto successiva alla esecuzione dei contestati miglioramenti).

Cass. civ. Sez. III Sent., 24-05-2011, n. 11369
In tema di affitto di fondi rustici, il consenso del concedente all’effettuazione di miglioramenti (espresso in contratto o successivamente concordato tra le parti) costituisce elemento idoneo ad escludere sia la procedura di coinvolgimento dell’Ispettorato provinciale dell’agricoltura, prevista dall’art. 15 della l. 11 febbraio 1971, n. 11, sia quella prevista dall’art. 17, settimo comma, prima parte, della l. 5 marzo 1982, n. 203. Ne consegue che il diritto dell’affittuario all’indennizzo per i miglioramenti apportati successivamente all’entrata in vigore della citata l. n. 11 del 1971 sussiste a condizione, da valutarsi in via alternativa, che essi siano stati eseguiti o previa autorizzazione del predetto Ispettorato o con il consenso del concedente.

Corte d’Appello Perugia Sez. agraria, 12-03-2010
L’art. 17, comma 2, legge n. 203 del 1982, dispone che l’indennità spettante all’affittuario per i miglioramenti apportati al fondo rustico da lui condotto è quella risultante al momento della cessazione del rapporto cui si collega, anche, il rilascio del fondo. Il momento della cessazione del rapporto, cui si riferisce la norma predetta, è quello della scadenza o della risoluzione anticipata dello stesso. Qualora, invece, il rapporto non venga meno per le ipotesi suddette, in quanto la scadenza dello stesso è oggetto di controversia, la data cui far riferimento, per individuare il momento della cessazione del rapporto, non può che coincidere con quella fissata nella sentenza di condanna al rilascio del fondo, atteso che solo da quel momento il proprietario concedente potrà ottenere coattivamente il rilascio del terreno ed il conduttore far valere il diritto a percepire la prevista indennità per gli eventuali miglioramenti apportati.

Cass. civ. Sez. III Sent., 17-12-2009, n. 26504
In tema di contratto di affitto agrario e di indennità per i miglioramenti apportati al fondo rustico che ne forma oggetto, deve considerarsi corretta la decisione del giudice di merito di non pronunciarsi, per carenza di interesse, sull’ammontare di detta indennità laddove, in altro giudizio, egli abbia rigettato la domanda di rilascio avanzata dal concedente in danno dell’affittuario, atteso che l’indennità ai sensi dell’art. 17 della legge n. 203 del 1982, dovendo essere liquidata in misura corrispondente alla differenza tra l’attuale valore di mercato del fondo non trasformato ed il valore conseguito in seguito ai miglioramenti, postula che il rapporto di affitto sia cessato, sicché solo alla data della cessazione di esso è possibile operare il calcolo in questione, a meno che le parti non abbiano diversamente convenuto

Cass. civ. Sez. III Sent., 26-03-2009, n. 7359
L’indennità spettante all’affittuario di fondo rustico che vi abbia apportato migliorie, prevista dall’art. 16 della legge 3 maggio 1982, n. 203 in caso di cessazione del rapporto, diventa liquida ed esigibile o per effetto dell’accordo tra le parti, ovvero per effetto di statuizione giudiziale. Ne consegue che in mancanza dell’uno o dell’altra l’affittuario che si affermi creditore della suddetta indennità non ha titolo per intervenire nella procedura esecutiva a carico del concedente.

Cass. civ. Sez. III Sent., 14-10-2008, n. 25140
L’indennità spettante all’affittuario per i miglioramenti apportati al fondo, ai sensi dell’art. 17, secondo comma, della legge 3 maggio 1982 n. 203, si determina con riferimento al momento della cessazione del contratto, che si identifica con la data in cui il rapporto è dismesso alla scadenza contrattuale o legale, o con quella di anticipata risoluzione, con correlativo rilascio del terreno. Qualora il rapporto non venga dismesso alla scadenza (o all’atto della sua anticipata risoluzione), risultando la stessa controversa, il momento della cessazione del rapporto va individuato nella data fissata dalla sentenza di condanna al rilascio del fondo (che coincide, “ex lege“, con l’annata agraria in cui la sentenza è pronunciata), posto che da tale momento il proprietario concedente può ottenere coattivamente il rilascio del fondo ed il conduttore può far valere il diritto agli eventuali miglioramenti apportati

Cass. civ. Sez. III Sent., 26-06-2008, n. 17547
In tema di affitto di fondi rustici, eseguite dall’affittuario opere di miglioramento fondiario, addizioni e trasformazioni, con conseguente suo diritto all’indennità di cui all’art. 16 della legge 3 maggio 1982, n. 203, nel caso di vendita del fondo prima del pagamento all’affittuario dell’indennità per i miglioramenti apportati, sia che il proprietario dichiari, nell’atto di vendita, l’esistenza dell’obbligazione nei confronti dell’affittuario (con conseguente sua liberazione dall’obbligazione stessa), sia che il proprietario ometta tale dichiarazione, l’acquirente è comunque obbligato, ai sensi dell’ art. 1602 cod. civ., al pagamento dell’indennità – in via esclusiva, qualora sia stata resa la dichiarazione prevista dal quinto comma dell’art. 17 della legge citata, in via solidale con il precedente proprietario negli altri casi – ed allo stesso, pertanto, l’affittuario può opporre il diritto di ritenzione di cui all’art. 17, quarto comma, della stessa legge

Cass. civ. Sez. III Sent., 20-12-2007, n. 26986
In tema di affitto di fondi rustici, se l’affittuario abbia realizzato, su espressa autorizzazione del concedente, miglioramenti, addizioni o trasformazioni, ai sensi dell’art. 16 legge 3 maggio 1982, n. 203 lo stesso ha diritto, alla cessazione del rapporto, all’indennizzo previsto dall’art. 17, comma secondo, della stessa legge, da liquidare in misura pari alla differenza tra il valore di mercato del fondo alla data di cessazione del rapporto, tenute presenti le opere realizzate in conformità alla ricevuta autorizzazione, e il valore dello stesso fondo alla stessa data, se non fosse stato trasformato. (Nella specie la S. C. ha rigettato il ricorso proposto dall’affittuario affermando che il ricorrente, al fine di dimostrare che il criterio di valutazione dell’indennizzo fatto proprio dai giudici di merito conduceva ad un risultato diverso, rispetto a quello cui si sarebbe pervenuti sottraendo dal valore del fondo alla data del rilascio con i miglioramenti quello dello stesso fondo senza i miglioramenti, avrebbe dovuto far riferimento a dati di mercato e ai miglioramenti esistenti e, pertanto, indennizzabili, e non invocare del tutto apoditticamente i risultati cui era pervenuto il proprio consulente tecnico sul presupposto che erano indennizzabili anche le opere eseguite per l’impianto di essiccazione del tabacco, al momento della cessazione del rapporto non utilizzabile, perché usurato con i bruciatori non a norma, e quindi non costituente miglioramento del fondo)

Cass. civ. Sez. III Sent., 16-11-2007, n. 23816
In tema di diritto dell’affittuario di un fondo rustico all’indennità per miglioramenti, addizioni e trasformazioni, l’art. 17, comma secondo, della legge n. 203 del 1982, prevedendo che “le parti possono convenire la corresponsione di tale indennità anche prima della cessazione del rapporto“, comprende la possibilità di rinunciare all’indennità spettante per i miglioramenti anteriormente a tale cessazione, in quanto facente parte, comunque, della regolamentazione della “corresponsione” dell’indennità e siccome integrante un diritto entrato nel patrimonio e, quindi, nella disponibilità degli affittuari, che ben possono rinunciarvi.

Cass. civ. Sez. III, 22-03-2007, n. 6964
In tema di contratti agrari, l’esercizio da parte dell’affittuario del diritto di ritenzione spettantegli fino al pagamento dell’indennità per i miglioramenti apportati al fondo, ai sensi dell’articolo 20, secondo comma, della legge 3 maggio 1982 n. 203, comportando l’obbligo di custodia del bene con la diligenza del buon padre di famiglia, vincola il detentore ad assicurare la conservazione del fondo in buono stato, tale che ne assicuri la produttività secondo la sua destinazione, condizione che invece verrebbe a mancare se il terreno venisse lasciato abbandonato e incolto. Il conduttore è tenuto, comunque, durante il periodo di ritenzione, al pagamento del canone convenzionale quale corrispettivo del godimento del fondo, includente, come tale, la percezione dei frutti, che non può, dunque, costituire la fonte di un’obbligazione risarcitoria a titolo di danno

Il diritto all’indennità per i miglioramenti apportati al fondo, spettante all’affittuario ai sensi dell’art. 17, secondo comma, legge 3 maggio 1982 n. 203, ha carattere risarcitorio, in quanto sostituisce la diminuzione al patrimonio del medesimo derivante e, pertanto, sulla stessa compete la rivalutazione monetaria, occorrendo determinare il valore dell’incremento conseguito dal fondo con riferimento alla data di cessazione del contratto, sicché non rilevano gli eventi successivi, quali il degrado sopravvenuto tra la data di cessazione del rapporto e quella successiva della riconsegna.

T.A.R. Lombardia Brescia Sez. I, 06-02-2007, n. 113
Dispone l’art. 17, secondo comma, della L. 3 maggio 1982, n. 203, che l’affittuario che abbia eseguito miglioramenti, addizioni e trasformazioni, ha diritto ad una indennità corrispondente all’aumento del valore di mercato conseguito dal fondo. Il terzo comma del citato articolo, dispone che, qualora non intervenga un accordo tra le parti, l’indennità venga determinata dall’ispettorato provinciale dell’agricoltura, le cui funzioni sono state trasferite alla Provincia, e la cui deliberazione, agli effetti dell’art. 634 del codice di procedura civile, costituisce prova scritta del credito per l’indennità stessa, ed è quindi idonea all’ottenimento di un decreto ingiuntivo avverso il quale l’interessato può proporre opposizione avanti le sezioni specializzate agrarie (che nel caso di specie risulta esser stata proposta), alle quali è demandata la soluzione della controversia mediante un giudizio a cognizione piena, avente ad oggetto sia l’an che il quantum debeatur.

Corte d’Appello Napoli Sez. agraria, 17-07-2006
Il diritto dell’affittuario all’indennità di cui all’art. 17 della legge n. 203/1982 necessita del consenso, anche tacito, del concedente che deve in ogni caso precedere e non seguire l’esecuzione delle nuove opere, non potendo un assenso successivo far venir meno “l’illiceità della condotta dell’affittuario dovuta a difetto della condizione legittimante di tipo autorizzativo”

Tribunale Monza Sez. agraria, 04-05-2006
La penale prevista in una scrittura privata stipulata con l’assistenza delle associazioni sindacali di categoria, con la quale si riconosce pure una buonuscita giustificata come contributo ex artt. 17 e 45 della L. n. 203/1982 (per opere di miglioramento fondiario) e condizionata al rilascio del fondo da parte dell’affittuaria entro e non oltre una certa data, non può essere ridotta dal giudicante giacché l’assistenza ottenuta all’atto della stipula esclude la possibilità, per colei che l’ha accettata – da ritenere edotta consapevole di quanto sottoscritto -, di invocare in suo favore le facoltà previste dall’art. 1384 c.c. Di contro, proprio la cospicua entità di tale penale esprime il precipuo interesse della controparte concedente la buonuscita ad un rilascio tempestivo del bene.

Corte d’Appello Napoli, 21-04-2005
Ai sensi degli artt. 16 e 17 della legge 3 maggio 1982, n. 203 per l’acquisizione del diritto all’indennità per miglioramenti dal parte dell’affittuario è necessario che l’opera sia, preventivamente, autorizzata dal locatore o approvata dall’ispettorato dell’Agricoltura. Nel caso di specie l’affittuario si è limitato a dimostrare di aver proceduto alla bonifica e alla sistemazione idraulica del terreno e del casolare in affitto, senza, però, specificare né il momento dell’asserito consenso, né il momento degli interventi apportati, quindi non ha diritto all’indennità dei miglioramenti apportati.

Qualora l’affittuario opponga il diritto di ritenzione a garanzia del proprio credito per i miglioramenti apportati al fondo, il giudice non può limitarsi ad accertare l’esistenza delle opere realizzate dall’affittuario, ma deve verificare la sussistenza anche di tutti gli altri fatti costitutivi del diritto alla percezione della relativa indennità, secondo la disciplina posta dagli artt. 16 e 17 della legge 3 maggio 1982, n. 203; pertanto, configurandosi il diritto di ritenzione come situazione non autonoma ma strumentale alla autotutela di altra situazione attiva generalmente costituita da un diritto di credito, non può scindersi dall’esistenza del suddetto credito o dall’accertamento di questo.

Cass. civ. Sez. III, 16-03-2005, n. 5689
L’azione generale di arricchimento ha come presupposto che la locupletazione di un soggetto a danno dell’altro sia avvenuto senza giusta causa. Quando, pertanto, questa sia la conseguenza di un contratto o comunque di altro rapporto, non può dirsi che la causa manchi o sia ingiusta, almeno fino a quando il contratto o l’altro rapporto conservino la propria efficacia obbligatoria. Correttamente, pertanto, i giudici del merito rigettano la domanda di arricchimento senza causa in caso di miglioramenti eseguiti dal conduttore sul fondo del concedente nel corso del rapporto di affitto.

Cass. civ. Sez. III, 02-12-2004, n. 22667
Proposta, in primo grado, dal conduttore di fondo rustico, domanda per conseguire l’indennizzo di legge per i miglioramenti apportati al fondo costituisce domanda nuova, preclusa in appello, la richiesta per la prima volta in secondo grado, di un indennizzo per arricchimento senza causa. Tali domande, in pratica di adempimento di obbligazioni, riguardano, infatti, entrambe diritti cosiddetti eterodeterminati, per la individuazione dei quali è necessario fare riferimento ai fatti costitutivi delle rispettive pretese, che divergono sensibilmente tra loro e identificano due distinte entità nessuna delle quali può dirsi potenzialmente contenente l’altra o potenzialmente in essa contenuta.

In tema di domanda per il riconoscimento del diritto alle indennità di legge per i miglioramenti apportati al fondo in costanza del rapporto di affitto, ai sensi dell’articolo 16 della legge n. 203 del 1982, non sussiste contraddittorietà della motivazione del giudice del merito, rilevante sotto il profilo di cui all’articolo 360 n. 5, del c.p.c., per avere quel giudice affermato, da un lato, che il consenso del concedente all’esecuzione delle opere di miglioramento non abbisogna di speciali forme e può essere anche tacito, dall’altro che allo scopo (di ritenere sussistente detto consenso) non è sufficiente il mero silenzio serbato dal concedente a fronte della comunicazione del conduttore di volere procedere all’esecuzione di miglioramenti.

Qualora le parti di un contratto di affitto agrario abbiano subordinato la legittima esecuzione di miglioramenti a una particolare procedura di autorizzazione e, cioè alla previa valutazione dei lavori da parte dell’ente concedente, è inconferente, e non pertinente, al fine del decidere e di ritenere adempiuto il descritto obbligo contrattuale, che il legale rappresentante dell’ente concedente, una volta eseguiti i miglioramenti, non poteva non essere a conoscenza degli stessi, tenuta presente l’ubicazione degli uffici del detto ente, rispetto ai terreni oggetto dell’affitto.

Cass. civ. Sez. III, 10-11-2003, n. 16827
In tema di contratti agrari, nel caso di migliorie eseguite con il consenso del proprietario, l’indennizzo deve essere commisurato all’aumento di valore del fondo valutato al termine del rapporto, con la conseguenza che da tale momento comincia a decorrere il termine prescrizionale del relativo diritto, mentre rimane ferma la disciplina di rinvio dettata dall’art. 38 della legge n. 203 del 1982 e quella dettata dalla parte dell’art. 17 della legge n. 203 del 1982 non colpita da incostituzionalità (ex sentenza della Corte Cost. n. 692 del 1988), e cioè la parte in cui si prevede che le disposizioni del citato articolo 17 si applicano anche per le opere di cui al primo comma dell’art. 16 previste nel contratto e concordate dalle parti.

Cass. civ. Sez. III, 08-05-2003, n. 6981
Il diritto di ritenzione costituisce un istituto di carattere eccezionale, che non può essere invocato al di fuori delle ipotesi espressamente previste dalla legge e, in riferimento al rapporto di affitto di fondi rustici, esso spetta nei soli casi di cui agli artt. 17, quarto comma, 20, terzo comma, e 43, ultimo comma, della legge n. 203 del 1982, e quindi non può essere riconosciuto all’affittuario che sia titolare del diritto al risarcimento dei danni subiti derivanti da inadempimenti del concedente.

In tema di contratti agrari l’esecuzione, da parte del conduttore, di miglioramenti senza l’osservanza delle procedure prescritte dalla legge costituisce inadempimento contrattuale e tale inadempimento può anche integrare grave inadempimento, tale da giustificare la risoluzione del contratto per fatto del conduttore medesimo. Esaurendosi l’esecuzione dei lavori in questione nell’ambito del rapporto di affitto è palese che in caso di miglioramenti eseguiti in assenza delle condizioni di legge non è configurabile un’azione di indebito arricchimento a favore del conduttore e a carico del concedente.

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