La fallibilità dell’impresa agroenergetica

Rivista per la consulenza in agricoltura

La normativa fiscale – che qualifica l’impresa agroenergetica come quella dedita ad attività agricola per connessione – e l’assenza di un orientamento giurisprudenziale in tema giustificano il seguente interrogativo: se l’impresa, iscritta nella sezione speciale delle “imprese agricole” presso il Registro tenuto dalla Camera di Commercio, la quale svolga anche attività agroenergetica, mantenga la propria qualifica o, esercitando attività commerciale, rischi di essere assoggetta a fallimento.

Il saggio è pubblicato sulla Rivista per la consulenza in Agricoltura, 55/2020.

Autore: Francesco Tedioli

Tra le attività agricole “per connessione” rientrano quelle di produzione di biomasse, destinate alla trasformazione in energia rinnovabile, nonché quelle di produzione di energia da fonti fotovoltaiche, da carburanti vegetali e da prodotti chimici estratti da prodotti del fondo.

L’imprenditore agricolo non può essere soggetto a fallimento.

Lo svolgimento di un’attività agricola non pone al riparo dal fallimento ove l’impresa sia dedita, parallelamente, ad un’attività prevalente di carattere commerciale ed anche quando, in un secondo momento, essa venga meno in tutto o in parte.

La qualifica dell’impresa agoernegetica come “agricola”, offerta dalla disciplina amministrativa o fiscale, non deve influenzare, in alcun modo, il vaglio in ordine alla sua fallibilità, che deve avvenire esclusivamente in base ai parametri stabiliti dalle norme civilistiche, come interpretati dalla giurisprudenza.

Imprese che sfruttano energie rinnovabili e si qualificano come agricole non possono, quindi, essere privilegiate rispetto a quelle che sono pacificamente commerciali.

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