Falsa demonstratio, errore ostativo o errore vizio, quali limiti alla rettifica della dichiarazione testamentaria?

Legato ed errore ostativo


L’errore ostativo nelle dichiarazioni di ultima volontà

L’Autore dichiara di non condividere l’interpretazione offerta dal Tribunale di Belluno secondo cui l’art. 625 c.c. non sarebbe un’esplicazione analitica dell’art. 1362 c.c. ma una sua estensione e completamento.

Secondo il Tribunale, l’art. 625 c.c. sarebbe una norma eccezionale in deroga al principio di solennità della dichiarazione e svincolerebbe l’interprete dal principio ermeneutico generale per cui i dati linguistici del testo segnano il limite estremo delle varianti di significato ammissibili.

Sul punto del dato letterale, l’Autore chiarisce che la libera ricerca della mens testantis deve, comunque, conciliarsi con il significato ascrivibile ai segni grafici, altrimenti la forma diventerebbe un supporto privo di ogni rilievo ed, in un negozio solenne quale il testamento, si annullerebbe quel minimo grado di sicurezza del significato del testo, la cui stabilità è assicurata proprio da tale formalismo.

Esaminando gli errori che cadono sulla cosa oggetto della disposizione, dopo aver ricordato che l’art. 625 c.c. ritiene che per correggere l’errore è necessario che «sia certo a quale cosa il testatore intendeva riferirsi», l’Autore opera una distinzione.

Se l’errore cade su un elemento non essenziale (errore nella denominazione), la disposizione è valida anche se manca la certezza richiesta dall’art. 625 c.c.; diversamente, bisogna raggiungere tale certezza.

Nel caso della sentenza in commento, che ha per oggetto una cosa generica – il denaro -, l’error in quantitate è essenziale, perché l’indicazione della quantità soddisfa l’esigenza di determinare l’oggetto della prestazione e, non rappresenta, invece, un attributo di una res già sensibilmente conosciuta e determinata.

L’errore (se di errore si tratta) è caduto, quindi, sull’identità dell’oggetto della prestazione e sulle qualità essenziali della cosa. In assenza di una certezza è, quindi, meramente arbitraria qualsiasi diversa attribuzione patrimoniale compiuta dal giudice.

Il testo integrale della nota a Tribunale Belluno, 29 gennaio 2008 è pubblicato su Famiglia, Persone e Successioni, 2008, fasc. 12, pagg. 996-1007

Autore: Francesco Tedioli

Tribunale Belluno, sentenza collegiale, 17 ottobre 2007 – 29 gennaio 2008

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