Le Sezioni Unite si pronunciano sugli effetti processuali dell’estinzione della società: una soluzione convincente?

Cancellazione delle società dal registro delle imprese e successione nel processo pendente


La Suprema Corte, con due sentenze a Sezioni Unite del 12 marzo 2013, si è pronunciata sugli effetti della cancellazione delle società dal registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2495 c.c., ed ha fissato i seguenti principi di diritto:

  1. la cancellazione di una società di capitali dal registro delle imprese ne comporta sempre l’irreversibile estinzione, indipendentemente dall’esistenza di creditori non soddisfatti o di rapporti giuridici ancora non definiti;
  2. per ragioni di ordine sistematico, desunte anche dal novellato art. 10 l. fall., la stessa regola è applicabile anche alle società di persone. Queste ultime si differenziano da quelle di capitali solo per il fatto che l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto che le cancella non ha efficacia costituiva, ma ha valore di pubblicità meramente dichiarativa, superabile con prova contraria. Esclusivamente la dimostrazione di un fatto dinamico – la società, dopo l’avvenuta cancellazione, ha continuato ad operare e ad esistere – può superare la presunzione di estinzione. In altre parole, la “resurrezione” del soggetto estinto può avvenire soltanto a fronte della prova che la società abbia continuato la propria attività d’impresa (assumendo nuovi debiti e generando nuovi rapporti).
  3. Poiché con l’estinzione dell’impresa non vengono meno i debiti sociali ancora insoddisfatti, dopo la cancellazione della società, i creditori possono far valere le proprie pretese (solo) nei confronti degli ex soci: illimitatamente contro quelli delle s.n.c. (ex art. 2312 c.c.) e contro gli accomandatari delle s.a.s.; sino alla concorrenza delle somme riscosse in base al bilancio finale di liquidazione (ed in proporzione alla rispettiva quota di riparto) nel caso di società di capitali;
  4. L’art. 2495 c.c. prevede una “chiamata in responsabilità dei soci”, con la conseguenza che i debiti insoddisfatti non si estinguono, ma si trasferiscono loro, in forza di un meccanismo di tipo successorio, sia pure sui generis.

Il saggio offre una lettura critica alla soluzione adottata, propendendo, invece, per la teoria/soluzione dell’estinzione liquidatoria, secondo cui la cancellazione della società estingue la res litigiosa, con onere dei creditori sociali preteriti di agire contro i soci per un titolo nuovo, qual è l’ingiusto arricchimento o la lesione revocatoria.

art. 2495 c.c.
Cass., Sez. Un., 12-3-2013, n. 6070.
Per l’esame di pronunce correlate, si veda la sezione dedicata.

Il testo integrale della nota è pubblicato su Il Giusto Processo Civile, 2013, fasc. 3, pagg. 793-826

Autore: Francesco Tedioli

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