L’eccezione d’incompetenza

Gli arbitri indicati nella clausola compromissoria sono anche arbitri della propria “competenza”, intesa quest’ultima come “potestas iudicandi“.


Cass. civ 28 febbraio 2019, n. 5824
In tema di arbitrato, anche dopo la novella introdotta dal d.l.vo n. 40 del 2006, qualora una delle parti contesti in radice che la lite sia devoluta ad arbitri e, pur regolarmente chiamata, rifiuti di partecipare al giudizio arbitrale, non opera l’art. 817, comma 3, c.p.c. e, perciò, la stessa non subisce la preclusione posta da tale disposizione, con la conseguenza che può adire il giudice ordinario perché accerti che il lodo, comunque emesso pur in mancanza di clausola compromissoria, sia inefficace o inesistente nei suoi confronti.

L’eccezione d’incompetenza dell’arbitro di cui all’art. 817, comma 2, c.p.c., salvo il caso di controversia non arbitrabile, coerentemente con la nuova accezione “paragiurisdizionale” dell’arbitrato rituale, è da considerarsi quale eccezione di rito in senso stretto, soggetta al limite temporale indicato dall’ art. 817, comma 3, c.p.c., solo per la parte che ha partecipato al relativo giudizio arbitrale e non per quella che, rimasta assente, in sede di impugnazione del lodo contesti in radice che la lite sia devolvibile agli arbitri.

Cass. civ 9 dicembre 2013 n. 27473
Gli arbitri indicati nella clausola compromissoria sono anche arbitri della propria “competenza”, intesa quest’ultima come “potestas iudicandi“, ma un identico potere non è riconoscibile a favore di un ufficio, quale è la camera arbitrale, che è un ente impersonale non confondibile con gli arbitri e che ha il potere di nomina di questi ultimi, ma non anche di prendere decisioni, tanto meno sulla competenza. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha rigettato il ricorso, il quale lamentava la violazione della clausola compromissoria, che prevedeva l’arbitrato della camera arbitrale interprofessionale, pretendendo che questa stessa camera avesse validamente declinato la sua competenza a favore della camera dei lavori pubblici, quando oltretutto la camera arbitrale si era limitata soltanto ad un parere in tal senso e per mezzo del suo segretario).

Lodo Arbitrale, Bari 16-04-2010
Nel giudizio arbitrale ai sensi dell’art. 817 c.p.c. la parte può eccepire la difesa fino alla prima difesa successiva all’accettazione degli arbitri, escludendo, con ciò, la necessità di sollevare la questione in un atto precedente

Cass. civ, Sez. I, 11-12-2007, n. 25943
In tema di giudizio arbitrale a norma dell’art. 817 c.p.c., le questioni concernenti la violazione dei limiti del compromesso e della clausola compromissoria devono essere eccepite nel corso del procedimento arbitrale non potendo in mancanza il relativo vizio essere dedotto per la prima volta nel procedimento di impugnazione del lodo per nullità e tuttavia. l’adempimento dell’onere di eccezione non è correlato a un preciso segmento del procedimento arbitrale, essendo previsto nel citato art. 817 c.p.c. come unico limite temporale il «corso del procedimento arbitrale» e ben potendo perciò l’eccezione ritenersi tempestiva anche se formulata soltanto nel corso dell’ultima udienza tenutasi dinanzi al collegio arbitrale, con la precisazione che la valutazione del comportamento della parte anteriormente alla proposizione dell’eccezione, al fine di verificare la sussistenza o meno di una accettazione del contraddittorio incompatibile con la volontà di avvalersi dell’eccezione costituisce oggetto di quaestio voluntatis implicante apprezzamento del fatto (processuale) riservato al giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità se e in quanto adeguatamente motivato ed esente da errori logici

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