Il diritto di visita dei parenti: da interesse legittimo a diritto soggettivo condizionato, ma pur sempre direttamente non azionabile da parte dei nonni

Il diritto di visita dei nonni


Il decreto che si annota, pronunciato dal Tribunale di Reggio Emilia a definizione di un giudizio di modifica delle condizioni di separazione, risolve in maniera approfondita il tema della legittimazione ad agire dei nonni che vogliono far valere le proprie aspettative di visita e frequentazione dei nipoti.

In particolare, il Tribunale statuisce il diritto a chiedere la modifica delle condizioni di separazione ex artt. 155 ter c.c. e 710 c.p.c. spetti solo ai genitori e non agli avi, pur potendo il giudice tener conto, nell’esclusivo interesse del minore, di figure parentali diverse dai genitori.

L’Autore condivide quelle pronunce che, dopo aver riconosciuto la legittimazione ad agire esclusivamente in capo ai coniugi, ammettono l’intervento adesivo dipendente, ex art. 105 c.p.c., degli ascendenti. Questi ultimi, possono così sostenere le ragioni del genitore che intenda attuare il diritto del figlio a “conservare rapporti significativi con i parenti“.

L’Autore dà conto, infine, di un solo precedente che si discosta da questa ricostruzione e riconosce esplicitamente la legittimazione attiva degli avi a mantenere intatto il loro diritto a frequentare i nipoti. La soluzione appare discutibile in quanto produce effetti dirompenti dal punto di vista sostanziale perché apre la porta al riconoscimento di eventuali richieste risarcitorie dell’avo, ogni qual volta il suo diritto sia stato colposamente o dolosamente violato dall’esercente la potestà.

Solo i genitori possono chiedere la revisione delle condizioni di separazione

L’interpretazione letterale degli artt. 155 ter c.c. e 710 c.p.c. esclude la legittimazione dei nonni a chiedere la modifica delle condizioni di separazione o di divorzio.

Gli ascendenti non vantano un diritto di visita direttamente tutelabile nei confronti dei nipoti

Non è ravvisabile un diritto degli ascendenti e dei parenti ad avere rapporti personali con la prole, ma solo un diritto del minore a conservare detti rapporti, ove in precedenza fossero significativi.

Tribunale di Reggio Emilia, decreto 16/17 maggio 2007

  • artt. 147, 148, 155, 155 ter, 333-336, 433, 536 c.c.
  • artt. 105, 708, 710 c.p.c.

Il testo integrale della nota a Cass. 28875/2008 è pubblicato su Famiglia, Persone e Successioni, 2008, fasc. 3, pagg. 227-233.

Autore: Francesco Tedioli

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