Definizione di coltivatore diretto

Beneficiario della prelazione è il coltivatore del fondo altrui, in forza di un contratto d’affitto d’affitto. L’art. 31, legge n. 590/1965 dispone che, ai fini dell’esercizio della prelazione, sono considerati coltivatori diretti «coloro che direttamente ed abitualmente si dedicano alla coltivazione dei fondi ed all’allevamento e governo del bestiame, sempreché la complessiva forza lavorativa del nucleo familiare non sia inferiore ad un terzo di quella occorrente per la normale necessità della coltivazione del fondo e per l’allevamento ed il governo del bestiame» La riforma del 2004 ha esteso alle società agricole anche il diritto di prelazione per l’acquisto dei terreni condotti in affitto o confinanti, prima riservato ai coltivatori diretti, ma con un’importante limitazione. Il diritto di prelazione spetta solo alle società agricole di persone in cui almeno la metà dei soci è in possesso della qualifica di coltivatore diretto. Rimane un collegamento con la figura del coltivatore diretto, dato che almeno la metà dei soci devono essere tali. Ciò che conta è il numero dei soci, indipendentemente dalla loro quota di partecipazione. Rimangono sempre escluse dal diritto di prelazione le società di capitali, indipendentemente dalla presenza di soci coltivatori diretti.


GIURISPRUDENZA


Cassazione Civile, Sez. Unite, 01-09-1999, n. 616
Ai fini dell’applicabilità dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, la qualità di coltivatore diretto – rispetto alla quale manca nell’ordinamento una nozione generale applicabile ad ogni fine di legge – deve essere desunta dal combinato disposto degli art. 2 l. n. 1047 del 1957, 2 e 3 l. n. 9 del 1963, con la conseguenza che, per il suo riconoscimento, è necessario e sufficiente il concorso dei seguenti requisiti: a) diretta, abituale e manuale coltivazione dei fondi, o diretto e abituale governo del bestiame, sussistenti allorché l’interessato si dedichi in modo esclusivo a tali attività, o anche in modo soltanto prevalente, cioè tale che le attività stesse lo impegnino per la maggior parte dell’anno e costituiscano per lui la maggior fonte di reddito; b) prestazione lavorativa del nucleo familiare non inferiore ad un terzo di quella occorrente per le normali necessità delle coltivazioni del fondo e per l’allevamento e il governo del bestiame, nonché fabbisogno di manodopera per lo svolgimento delle suddette attività non inferiore a centoquattro giornate lavorative annue; non è pertanto richiesto il carattere imprenditoriale dell’attività, con la destinazione, anche parziale, dei prodotti del fondo al mercato, essendo invece sufficiente che tali prodotti siano destinati direttamente al sostentamento del coltivatore e della sua famiglia, sempre che sussistano tutti i requisiti sopra indicati.

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