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L’illegittimità costituzionale dell’art. 92, comma II, c.p.c.

La Corte costituzionale estende il perimetro della compensazione delle spese giudiziali

Autore: Francesco Tedioli

Il testo integrale Documento in formato pdf del saggio è pubblicato in Studium Iuris, 2018, fasc. 10, pagg. 1147-1154

Studium iuris La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 77, depositata il 19 aprile 2018, Documento in formato pdf in tema di regolamentazione delle spese processuali nel giudizio civile, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 92 secondo comma c.p.c. “nella parte in cui non prevede che il giudice, in caso di soccombenza totale, possa non di meno compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.”

In particolare, la Corte ha evidenziato “che contrasta con il principio di ragionevolezza e con quello di eguaglianza (art. 3, primo comma, Cost.) aver il legislatore del 2014 tenuto fuori dalle fattispecie nominate, che facoltizzano il giudice a compensare le spese di lite in caso di soccombenza totale, le analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti e a quelle di assoluta incertezza, che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità di quelle tipiche espressamente previste dalla disposizione censurata. La rigidità di tale tassatività ridonda anche in violazione del canone del giusto processo (art. 111, primo comma, Cost.) e del diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24, primo comma, Cost.) perché la prospettiva della condanna al pagamento delle spese di lite anche in qualsiasi situazione del tutto imprevista ed imprevedibile per la parte che agisce o resiste in giudizio può costituire una remora ingiustificata a far valere i propri diritti”.


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