L’arbitrato societario

Possono essere oggetto di arbitrato tutte le controversie che non hanno per oggetto diritti indisponibili per le parti. Le relative clausole compromissorie devono rispettare la previsione di cui all’art. 34 del D. Lgs. n. 5/2003.


Cass., Sez. I Civ., 28 aprile 2021, n. 11226
In materia di arbitrato societario, la società non è litisconsorte necessario in relazione a una domanda concernente l’intestazione fiduciaria di partecipazioni sociali, quale contratto concluso tra fiduciante e fiduciario, in cui le partecipazioni al capitale sella società costituiscono soltanto l’oggetto del negozio.

Tribunale di Civitavecchia, 7 gennaio 2021, n. 2 – Giudice Soro
La disposizione di cui all’art. 34, secondo comma, del D.lgs. n. 5/2003, secondo la quale “La clausola deve prevedere il numero e le modalità di nomina degli arbitri, conferendo in ogni caso, a pena di nullità, il potere di nomina di tutti gli arbitri a soggetto estraneo alla società”, in quanto inserita nel predetto D.lgs. n. 5/2003, relativo alla “Definizione dei procedimenti in materia di diritto societario” è riferita alle sole società e non anche ai consorzi di urbanizzazione ai quali è applicabile la disciplina delle associazioni non riconosciute e della comunione.

Tribunale di Torino 28 gennaio 2021
In presenza di una clausola compromissoria nello statuto sociale, la controversia avente ad oggetto la richiesta di annullamento della delibera di nomina del Consiglio di Amministrazione, non riguardando diritti indisponibili, comporta l’applicazione della clausola compromissoria e la competenza arbitrale a decidere sulla controversia.

Il Tribunale Ordinario adito, una volta ritenuta sussistente la giurisdizione arbitrale, ai sensi del combinato disposto degli articoli 819-ter e 91 c.p.c., si pronuncia con sentenza, provvedendo altresì alla liquidazione delle spese, condannando parte attrice a rimborsare le spese del giudizio a parte convenuta, in ragione del principio di causalità.

Tribunale Napoli, 30 Ottobre 2020, n. 7174
Il limite generale tuttora previsto dall’art. 34, 1° comma, del D. Lgs. n. 5/2003 – che circoscrive la compromettibilità statutaria alle sole controversie relative al rapporto sociale che abbiano ad oggetto diritti disponibili – va inteso in senso restrittivo così da escludere dall’area della compromettibilità non tutte le questioni afferenti interessi genericamente superindividuali (e quindi) anche solo sociali o collettivi, ma esclusivamente le controversie relative ad interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte.         

Va qualificato come arbitrato irrituale quello previsto da una clausola statutaria che stabilisce che la controversia debba essere “risolta” da un collegio arbitrale “in via irrituale” e che le “risoluzioni e determinazioni del collegio arbitrale vincoleranno le parti”.

L’inapplicabilità dell’art. 819 ter c.p.c. all’arbitrato irrituale (ex art. 808 ter c.p.c.), se implica che l’eccezione di arbitrato non fa sorgere una questione di competenza o di giurisdizione, non esclude, tuttavia, che la relativa eccezione sia comunque soggetta al regime delle eccezioni di merito non rilevabili d’ufficio

Tribunale Torino 6 settembre 2020 – Società – Controversia avente ad oggetto anche l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società – Arbitrato – Esclusione

Non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto anche l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società, atteso che le norme dirette a garantire i relativi requisiti non solo sono imperative, ma, essendo dettate, oltre che a tutela dell’interesse di ciascun socio ad essere informato dell’andamento della gestione societaria al termine di ogni esercizio, anche dell’affidamento di tutti i soggetti che con la società entrano in rapporto, i quali hanno diritto a conoscere la situazione patrimoniale e finanziaria dell’ente, trascendono l’interesse del singolo ed attengono, pertanto, a diritti indisponibili.

Salvo che l’atto costitutivo della società a responsabilità limitata non contenga una disciplina diversa, deve presumersi che l’assemblea dei soci sia validamente costituita ogni qual volta i relativi avvisi di convocazione siano stati spediti agli aventi diritto almeno otto giorni prima dell’adunanza (o nel diverso termine eventualmente in proposito indicato dall’atto costitutivo), ma tale presunzione può essere vinta nel caso in cui il destinatario dimostri che, per causa a lui non imputabile, egli non abbia affatto ricevuto l’avviso di convocazione o lo abbia ricevuto così tardi da non consentirgli di prendere parte all’adunanza, in base a circostanze di fatto il cui accertamento e la cui valutazione in concreto sono riservati alla cognizione del giudice di merito.

Tribunale di Torre Annunziata Sentenza 22 ottobre 2013 – Sezione Fallimentare –
Le clausole compromissorie contenute negli statuti di società di persone e contrastanti con la previsione di cui all’art. 34 del D. Lgs. n. 5/2003 non sono affette da nullità: in particolare, non incorrono in nullità sopravvenuta le clausole compromissorie redatte prima dell’entrata in vigore della riforma del diritto societario.

Cassazione civile, sez. I, 30 dicembre 2011, n. 30519
Le controversie associative possono formare oggetto di compromesso, con esclusione soltanto di quelle che coinvolgono interessi protetti da norme inderogabili. (Nel caso di specie, la C.S. ha ritenuto assoggettabile ad arbitrato l’impugnazione della deliberazione assembleare, censurata dall’associato per la convocazione tardiva, l’omessa considerazione di una richiesta di rinvio, l’erroneo calcolo delle maggioranze, l’esclusione dello scopo di lucro del sodalizio, la limitazione dell’attività del medesimo entro la regione e la previsione dell’approvazione di un bilancio preventivo entro il 30 novembre di ciascun anno). Le controversie in materia societaria possono, in linea generale, formare oggetto di compromesso, con esclusione di quelle che hanno ad oggetto interessi della società o che concernono la violazione di norme poste a tutela dell’interesse collettivo dei soci o dei terzi; peraltro, l’area della indisponibilità deve ritenersi circoscritta a quegli interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determini una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte, quali le norme dirette a garantire la chiarezza e la precisione del bilancio di esercizio; pertanto, non è compromettibile in arbitri l’azione di revoca per giusta causa di un amministratore di società in accomandita semplice ex art. 2259 c.c., in relazione agli art. 2315 e 2293 c.c., non facendo eccezione come invocato nella specie la avvenuta insorgenza della controversia fra coniugi altresì soci in detta società

Tribunale di Reggio Emilia 5 febbraio 2008 – Arbitrato societario – Accertamento della causa di scioglimento della società : non compromettibilità al giudizio di arbitri.
Non è compromettibile al giudizio di arbitri la questione relativa alla sussistenza della causa di scioglimento della società in quanto riguarda l’interesse generale al mantenimento in vita della società che è interesse indisponibile

Cass. civ, 12 gennaio 2007, n. 579 Scioglimento del rapporto societario e compromettibilità in arbitri

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