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Giurisprudenza Mantovana

  • Documento in formato pdf Tribunale di Mantova, sez. II, 25 febbraio 2019
    Gli atti dispositivi del fideiussore, successivi alla prestazione della fideiussione medesima, se compiuti in pregiudizio delle ragioni del creditore, sono soggetti ad azione revocatoria ai sensi dell'art. 2901, n. 1 prima parte, c.c., in base al solo requisito soggettivo della consapevolezza del fideiussore (e, in caso di atto a titolo oneroso, del terzo) di arrecare pregiudizio alle ragioni del creditore (scientia damni), ed al solo fattore oggettivo dell'avvenuto accreditamento di denaro da parte della Banca. L'acquisto della qualità di debitore del fideiussore nei confronti del creditore procedente risale al momento della nascita del credito, sicché a tale momento occorre fare riferimento per stabilire se l'atto pregiudizievole sia anteriore o successivo al sorgere del credito.
  • Documento in formato pdf Tribunale di Mantova, sez. II, 16 gennaio 2019
    Nonostante la speciale competenza della Corte d'Appello, prevista dall'art. 33 della legge n. 287/1990, dinanzi al Tribunale ordinario, che giudica in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, può essere valutata l'eccezione di nullità del negozio fideiussorio per contrasto con la normativa sulla concorrenza, in quanto diretta a paralizzare la pretesa creditoria.
  • Documento in formato pdf Trib. Mantova, 22 luglio 2018 Aste telematiche: l'offerta necessita dell'invio della PEC
    Per la presentazione di una valida offerta telematica nelle procedure esecutive immobiliari che si svolgono con modalità telematiche non è sufficiente che l'offerente completi il wizard ministeriale per la presentazione dell'offerta e riceva dal Portale delle Vendite Pubbliche via email il pacchetto dell'offerta presentata, risultando indispensabile che la domanda di partecipazione alla gara sia inviata via PEC all'indirizzo offertapvp.dgsia@giustiziacert.it, secondo la previsione degli artt. 12 e 13 D.M. 26 febbraio 2015, n. 32.
  • Documento in formato pdf Trib. Mantova, 15 giugno 2018 Finita locazione: valida la domanda di condanna al rilascio anche se introdotta con rito difforme
    In tema di rito speciale locatizio, in difetto di norme contrarie, si può domandare la stessa pronuncia di condanna al futuro rilascio seguendo un procedimento diverso, come quello disciplinato ex 447 bis c.p.c., rispetto a quello ordinariamente previsto dall’art. 657 c.p.c. La volontà della parte di impedire il rinnovo del contratto, e di ottenere la liberazione dell’immobile, invero, può essere considerata implicita nella domanda della ricorrente, al di là di quanto previsto dall’art. 657 c.p.c., il che rende ammissibile una domanda che abbia le medesime finalità e solo un contenuto formale diverso.
  • Documento in formato pdf Trib. Mantova, 7 luglio 2011 Decreto ingiuntivo europeo - Opposizione - Effetto - Esecutività del decreto già disposta - Sospensione - Giudizio di opposizione nelle forme dell'articolo 645 c.p.c. - Necessità.
    L'opposizione a decreto ingiuntivo europeo, che ai sensi dell'art. 4, par. 16 del Regolamento europeo n. 1896/06 può essere presentata su supporto cartaceo o tramite qualsiasi altro mezzo di comunicazione - anche elettronico - accettato dallo Stato membro d'origine, ha il solo effetto d'impedire la concessione dell'esecutività del decreto (art. 18 stesso regolamento). Tuttavia ove l'esecutività sia stata disposta, nonostante l'opposizione sia stata inviata con raccomandata a.r. all'ufficio giudiziario emittente, la sospensione di detta esecutività può avvenire solo ai sensi dell'art. 649 c.p.c e in un giudizio d'opposizione instaurato dall'opponente nelle consuete forme di cui all'art. 645 c.p.c, non essendo prevista l'instaurazione ex officio del giudizio di cognizione né essendo applicabili il riesame previsto in casi eccezionali dall'art. 20 del predetto regolamento o il procedimento ex art. 700 cp,c.
  • Documento in formato pdf Trib. Mantova, 18 aprile 2011 - Trust - Segregazione totale - Stato di insolvenza - Abusivo utilizzo - Effetti.
    Un trust liquidatorio che si ponga come dichiarato scopo quello di tutelare i creditori ricorrendo alla segregazione patrimoniale di tutto il patrimonio aziendale, quando l'impresa si trova già in stato di insolvenza (ed avrebbe pertanto dovuto accedere agli istituti concorsuali), è incompatibile con la clausola di salvaguardia di cui all'art. 15, lettera e) della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985. Un trust attuato in tale situazione costituisce un atto privatistico che mira a sottrarre agli organi della procedura concorsuale la liquidazione dei beni in assenza del presupposto sul quale poggia il potere dell'imprenditore di gestire il proprio patrimonio, ossia che l'impresa sia dotata di mezzi propri. Se così non fosse a qualunque imprenditore insolvente che intende evitare il fallimento potrebbe essere consentito lo spossessamento di tutti i propri beni mediante conferimento in trust rendendoli non aggredibili dai creditori. In questo caso, la causa in concreto perseguita dal disponente si pone in contrasto con le norme di cui agli articoli 13 e 15, lettera e) della citata convenzione e comporta la nullità dell'atto istitutivo del trust o comunque la nullità dell'effetto segregativo che ne scaturisce. Lo scopo di protezione dichiarato dal trust costituisce pertanto non un mezzo di tutela del patrimonio nell'interesse dei creditori bensì un abusivo utilizzo del trust finalizzato a sottrarre il disponente alla legislazione concorsuale italiana e comunque un atto negoziale in frode alla legge ex art. 1344 c.c. in quanto mirante a realizzare effetti (la sottrazione del patrimonio dell'imprenditore insolvente ai creditori) ripugnanti per l'ordinamento giuridico italiano.

    Il trust cd. liquidatorio istituito quando l'impresa si trovi già in stato di insolvenza può armonizzarsi con l'articolo 15 della convenzione dell'Aja 1 luglio 1985, resa esecutiva dalla legge 16 ottobre 1989, n. 364, esclusivamente alla condizione che contenga clausole che ne limitino l'operatività in caso di insolvenza e che prevedano la restituzione agli organi della procedura concorsuale dei beni conferiti in trust. In difetto di tale previsione, l'atto istitutivo del trust deve ritenersi affetto da nullità in quanto diretto ad eludere le norme imperative che presiedono alla liquidazione concorsuale.
  • Documento in formato pdf Tribunale di Mantova in composizione collegiale - Dott. Mauro Bernardi Presidente relatore - 1 aprile 2008
    Concordato fallimentare - Omologazione della proposta e valutazione dei voti.
  • Documento in formato pdf Tribunale di Mantova 23 maggio 2007 Est. A. Pini Bentivoglio.
    Separazione coniugi - gravame contro i provvedimenti pronunciati dal presidente del tribunale - errori di valutazione - circostanze sopravvenute - distinzione. Tribunale di Mantova Qualora, con riferimento ai provvedimenti pronunciati dal presidente del tribunale nei giudizi di separazione coniugi, la parte lamenti errori di valutazione da parte del presidente su fatti portati alla sua conoscenza e, quindi, impugni l'ordinanza presidenziale, dovrà proporre reclamo, entro il termine perentorio previsto dall'art. 708, comma 4, c.p.c., avanti alla corte d'appello; qualora, invece, affermi l'esistenza di circostanze sopravvenute o di fatti preesistenti di cui si è acquisita conoscenza successivamente, ovvero fatti emergenti da una successiva attività istruttoria, dovrà richiedere al giudice istruttore la revoca o la modifica del provvedimento presidenziale ai sensi dell'art. 709, ultimo comma, c.p.c.
  • Documento in formato pdf Giudice unico Dott. Luigi Bettini Sent. n. 1397/2002
    Opposizione all'esecuzione ex art. 615/2 c.p.c. - sentenza penale di condanna di primo grado contenente anche statuizioni civili - riforma da parte del giudice d'Appello- annullamento della sentenza di secondo grado da parte del Supremo Collegio - inidoneità a far rivivere la sentenza di primo grado - inesistenza della sentenza di primo grado e conseguente mancanza di un titolo esecutivo in capo al procedente.
  • Documento in formato pdf Giudice unico Dott. Luigi Bettini Sent. n. 365/2004
    Opposizione all'esecuzione ex art. 615/2 c.p.c. - sentenza di rigetto della domanda principale contenente condanna accessoria al pagamento delle spese di lite - idoneo titolo per procedere ad esecuzione forzata - Il Tribunale di Mantova anticipa Cass. Civ. 10 novembre 2004, n. 21367 che riconosce la generalizzata esecutività di tutti i capi delle sentenze di primo grado aventi portata condannatoria.
  • Documento in formato pdf Giudice unico Dott. Luigi Bettini Sent. n. 626/2004
    Opposizione di terzo all'esecuzione ex art. 619 c.p.c. - Opponibilità del pegno, costituito su titoli obbligazionari, al creditore sequestrante - validità ed efficacia del provvedimento di sequestro conservativo - il creditore pignoratizio non può opporsi all'esecuzione per sottrarre il bene al pignoramento - conseguente carenza di interesse ad agire in opposizione all'esecuzione.